Respirazione non artificiale

Vestito scuro, la barba di qualche giorno. Capelli radi, gli occhi senza il sonno della notte prima.
Una canzone addolcisce i colori della stanza ripetendosi all’infinito nello stereo.
Ancora. Ancora. Ancora.
I muri se ne vestono. Le luci se ne fanno vanto. Il letto ci fa l’amore.
Un ciondolo con un senso profondo e lontano, unghie corte, la polvere sulla mensola.
Sarebbe bello restare così, ma chi lo capirebbe?
Scende fino al pavimento l’orgasmo di quella melodia.
Cade in terra ogni nota e ogni goccia di antidolorifico.
Sono un quadro. Sono un libro. Sono un cazzo di monumento al mistero. Sono una parete brulla. Sono mi bemolle.
Cammina mio caro uomo della scala mobile montata al contrario, cammina e cerca di superare quei gradini che ti spariscono sotto i piedi.
Mi piace la tua perseveranza e mi commuove.
Scacci mosche e pensieri con quelle mani che afferrano sempre con poca certezza. Mi commuovi.
Le dita carezzano un copriletto che ha visto le tue rincorse contro i muri e sente che non scalda più molto. Ci vorrebbe uno specchio. Ci vorrebbe una luce rossa nel buio. Una serranda non abbassata del tutto. O forse no“.
Vallo a dire che il 17 porta sfortuna, qualcuno ci crede ancora. Invece no. Il 17 mi regala uno stomaco libero e labbra che quietano. Mi regala passi e altalene.
Dovrei tenerlo per me e mordermi la bocca per ogni parola detta.
Ma posso respirare.
Indosso i miei guanti peggiori e affronto queste notti senza taxi e non mi importa che sia tardi, non mi importa di dormire.
Posso guardare.
Vedo la pioggia, il cinese ubriaco e un ristorante che non esiste più…ma io cammino e non nascondo il sorriso.
Vallo a dire che la stazione serve solo a lasciarsi e a partire per altrove. Invece no. Ti ci puoi salutare da un piano all’altro ed io non l’ho mai saputo.
Sarebbe bello, allora, non restare affatto…altro che polvere.
Mare, ritardi, feste a sorpresa cancellate, ritorni cancellati, antiche promesse cancellate, punteggi a carte cancellati, cancelli chiusi alle spalle.
Sai che ci vuole a guardare avanti? Niente.
Posso ascoltare.
La tua voce incerta ti canta di cambiare….mio caro uomo del tutto va bene, tutto va male, mi commuovi. Magari non cambierai, ma sarai più bello.
Vallo a dire che la vita non sorprende. Invece no. Sei sorpreso, puoi ammetterlo pure“.
Posso ammettere.
Posso fare un cenno e non dire altro.
Posso stare in silenzio…e mi piace.

(Nello stereo: Moltheni – “Ridi Irene ridi”)

Prima di domenica

Buon viaggio.
Portati quei ricci insolenti e quelle lacrime trattenute a stento. Portati i tuoi passi incerti e i colori intensi che hai dentro.
Portati gli affitti alti e le urla dei bambini, i disegni ruffiani e le fasce da Miss. Portati le confidenze e i silenzi.
Portati occhi grandi e risate forti, abiti da sposa e aperitivi.
Via con te. Via da qui.
Metti in tasca le parole e trattieni addosso gli abbracci.
Per una volta senza ironia. Senza sorridere. Senza pacca sulla spalla. Senza lo scherzo di quello che scherza sempre.
Portati via tutto di te, ben sapendo che nulla di te riuscirai a portar via di qui.
Ti sei mischiata all’aria di questa città e non posso che respirarti e credere che mancherai ai miei giorni.
Ci sarà tempo per ridere di queste frasi e mostrare il fianco. Ci sarà modo di ringraziarti e dire che certi nodi non si sciolgono mai.
Ora portati via la nostalgia che verrà e poi ridi, ridi forte e che io ti possa sentire da qui.
Cambia solo la prospettiva dello sguardo….
Per tutto ciò che vedrai, per tutto ciò che ti farà voltare o restare incantata, per tutto ciò che ti farà aggrottare la fronte o distoglierà la tua attenzione, per ogni paesaggio e scoperta, per ogni volta che stringerai gli occhi al vento o ad un sapore forte, per tutti i battiti di ciglia e le lacrime del tuo buon umore…fai buon viaggio.

(Nello stereo: Coldplay – “In my place”)