E se fosse un addio che ci siamo dimenticati in fondo al bicchiere?
Se fosse il saluto a mancare nei caffè fumanti?
Anche il tempo si dimentica, anche le stagioni si scordano di essere puntuali, anche le rondini a far primavera e il diavolo a fare coperchi.
Perché non io a fare cenno con la mano o mettere la stessa mano al fazzoletto?
E se fosse un addio a mancare sulle ali dei gabbiani che invadono il mio quartiere? A guardarli sembrano pure felici, lontani dal porto e dalle partenze, dal mare e dalle lenze.
Ogni giorno, un giorno di dimenticanze o di furbi accantonamenti, di distrazioni e compiacimenti, di rimozioni e segretucci veniali.
Figurati se mi pento…di non aver detto che una cena era pessima? O che un abito non faceva effettivamente il monaco?
Figurati se mi inginocchio per chiedere scusa. Figurati.
Ma se fosse un addio a mancare nel vocabolario? Parola non trovata, ricerca finita. Parola non corretta. Controllo ortografia in corso, completato, errore 1 di 1: addio – parola inesistente. A Dio…a chi? Fosse questo a mancare, la destinazione? Sarebbe un escamotage.
Ma la parola esiste ed esiste chi la sa pronunciare. Bella chiara, netta, sincera. A D D I O! E giù uno scrosciare di applausi.
Se fosse un addio a mancare, quindi, tra le mie labbra? O forse più d’uno. Quanti sospesi si potevano evitare?
Freddo, gelo, dicembre, Natale, Capodanno e la Befana, neve, grandine, nebbia, brividi, ghiaccio, vento e poi un pensiero che scalda tutto e rassicura: non ho dimenticato nulla.
Non si dice mai addio. In qualche modo si torna sempre.
L’addio alla scuola che torna nei ricordi o negli incubi ricorrenti dell’esame di maturità ancora da fare.
L’addio alle persone che si smentisce nei ritorni di fiamma, nelle preghiere e nelle coincidenze.
L’addio alla giovinezza che si ritrova nelle cicatrici e in un odore trovato per caso.
L’addio alla verginità? Beh, quello non torna. Ma chi la vorrebbe indietro quella placida parentesi?
Allora che manca in fondo al bicchiere di prima (o di poi)?
Altro vino, forse. O un brindisi. O il sorso delle labbra che si vanno presto ad incontrare.
Manca bere tutto d’un fiato e poi tirarlo quel fiato…e, per una volta, tirare pure il bicchiere e lanciarselo alle spalle.
Tanto le rotture lasciano traccia. Non è un addio neanche questo.
Mi vesto ed esco va…saluto, sorrido, scuoto l’aria con la mano…è bel tempo? E’ bel tempo…e se poi piove?
L’ombrello non lo porto mai dietro al momento giusto, imparerò prima o poi?
Che poi non è mai prima…è sempre poi….una sequenza lunga di poi che si inseguono.
E mi fanno fare tardi.
Poi mi dici come faccio a fare prima?
Non ci fossero i poi, farei prima.
Saluto di nuovo…a prima o poi.
(Nello stereo: Beatles – “Tomorrow never knows”)